Tuttofuoco cinque anni dopo è ancora un Ambaradam


Ambaradam è un termine scherzoso, coniato dopo una tragica battaglia avvenuta nel 1936 in Etiopia, tra italiani e abissini. Durante questo evento a causa di tradimenti, cambiamenti di alleanze e della totale mancanza d’identità nazionale, la situazione che si era creata era di disordine e confusione. La mostra personale di Patrick Tuttofuoco (Milano,1974) tocca esattamente questi punti. Le cinque maschere in resina sono una reinterpretazione dei volti scolpiti da Leone Leoni per La casa degli Omenoni di Milano (Via Omenoni, Milano, 1500), quattro di queste si trovano nelle stanze dello Studio Guenzani, mentre la quinta nei locali del McDonald’s in Piazza Duomo (passaggio Duomo 2, Milano), a sottolineare l’importanza e la differenza tra figura umana e paesaggio urbano. Con questo nuovo progetto Tuttofuoco, dopo cinque anni di assenza, torna nella sua città natale con una personale nella galleria che l’ha cresciuto.

Patrick Tuttofuoco, preparazione della mostra allo Studio Guenzani

Patrick Tuttofuoco, preparazione della mostra allo Studio Guenzani

All’interno dello Studio Guenzani si ha subito la sensazione che le opere siano fatte appositamente per questi spazi abitativi, il parquet e la luce proveniente dalle numerose finestre divengono partecipi dell’opera dell’artista, si crea un interessante binomio tra pubblico e privato, due realtà vicine e allo stesso tempo così contrapposte.

La colonna sonora in sottofondo, nata dalla collaborazione di Tuttofuoco con il compositore americano Novo Line ci accompagna, facendoci immergere totalmente nel percorso. Ci troveremo spiazzati e coinvolti, ma mai avviliti e rattristati, è una visione del mondo lucida e consapevole che non raggiunge mai toni tragici.

Nella prima stanza sottili piedistalli sorreggono le grandi maschere sculture che, avvolte da stoffe di diversi colori, sembrano emettere l’ultimo respiro, intrappolate e senza possibilità di vedere il mondo, si contorcono in posizioni statiche e faticose. Nessun volto potrà mai essere riconoscibile, è l’uomo contemporaneo privo di una propria identità, perso nella confusione e nello smarrimento e incapace di assumere una posizione consapevole e decisa, è l’evoluzione sociale e tecnologica che si è tramutata in involuzione.

Il clown Ronald McDonald

Patrick Tuttofuoco, "Il clown Ronald Mc Donald", Studio Guenzani

Patrick Tuttofuoco, “Il clown Ronald Mc Donald”, Studio Guenzani

è posizionato al centro della stanza successiva, si presenta in tutto il suo splendore, è riuscito a conquistare uno spazio tutto suo, non si fa scrupoli a mostrarci la sua soddisfazione, contando che negli Stati Uniti, secondo alcune statistiche, tra i bambini sembra essere più conosciuto di Babbo Natale. In ogni stanza, appese perpendicolarmente al muro, delle mani illuminate da neon bianchi sono i gesti quotidiani che tutti noi facciamo abitualmente, sono rappresentati, sottolineati, ce ne possiamo ricordare.

Le opere di Patrick Tuttofuoco esposte nel Mc Donald's di Piazza Duomo

Le opere di Patrick Tuttofuoco esposte nel Mc Donald’s di Piazza Duomo

Nella terza stanza altre due maschere sono sospese su piedistalli, al centro uno scooter è accostato per terra, non è caduto, non c’è stato un incidente, è nel mezzo e come ogni realtà anche questa possiede una propria caratteristica, basta innalzarla ed estrapolarla dal proprio ambiente naturale che questa farà sentire tutta la sua identità.

 

Studio Guenzani

Via Eustachi 10, Milano

Dal 28 marzo al 17 maggio 2014

Arte Recensioni

Leave a Reply