Piero Manzoni, breve ma intenso

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Dal 26 marzo al 2 giugno 2014, Milano rende omaggio a Piero Manzoni con un’antologica, allestita a Palazzo Reale, che ne ripercorre la breve ma intensa carriera artistica, che rivoluzionò, con la propria ironia e provocazione, il panorama artistico italiano degli anni Sessanta.

Nel 1959 a Milano Manzoni fonda con Enrico Castellani la rivista Azimuth e l’omonima galleria, dedicandosi a sperimentazioni tecniche e concettuali. Dopo una prima produzione artistica di concezione nucleare, influenzata dai modi di Lucio Fontana, Manzoni sperimenta le potenzialità dell’assenza di colore: comincia dal 1957 la serie degli Achrome che lo pone sulla linea inaugurata dai suprematisti russi e continuata negli anni Cinquanta dalle intuizioni di Robert Rauschenberg e Lucio Fontana, e ora divisa tra la scelta del non-colore di Manzoni e Castellani a Milano e la monocromia di Yves Klein in Francia. Per Manzoni gli Achromes sono un’esplorazione di possibilità: immerge le tele nel caolino per farle seccare e raggrinzire secondo modulazioni sempre diverse; vi applica materiali eterogenei come il polistirolo o la fibra di vetro, i sassolini e perfino del pane; le priva di colore e titolo per creare un “essere totale e puro divenire”.

Ma il merito di Piero Manzoni è anche quello di aver prefigurato il versante performativo del fare arte: le sue operazioni artistiche non sono volte al mero prodotto finito, a se stante, ma hanno il loro apice nel processo teatrale e quasi rituale che porta alla loro formazione. Quest’aspetto della sua produzione è al centro delle  proiezioni, durante i weekend, di filmati inediti che documentano le performance condotte dall’artista. In ogni atto dell’artista è implicita la consacrazione artistica dell’oggetto: la firma apposta alle modelle in posa (Sculture viventi) su un piedistallo (Base magica); l’impronta digitale posta sul guscio di Uova sode date in pasto agli amici nel corso di una performance (Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte); gli escrementi organici (Merda d’artista) rigorosamente imballati in scatolette per alimenti e venduti al grammo; il Fiato d’artista che gonfia palloncini come fossero sculture d’aria. Sulla scia del paradosso duchampiano per cui l’autenticità di un’opera deve essere certificata dall’artista, Manzoni estremizza l’identità dell’artista e il suo potere creativo, giungendo a fare del mondo intero una propria opera d’arte, ponendo a terra un piedistallo la cui scritta a testa in giù lo identifica come zoccolo che sostiene il mondo (Le socle du monde).

Piero Manzoni 1933 – 1963
a cura di Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo
Milano, Palazzo Reale, Piazza Duomo 12
26 marzo – 2 giugno 2014
www.mostramanzonimilano.com
infoline: 0292800375

Arte

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