Mario Milizia, maxisequestro al tramonto


Bisogna osservare i percorsi, i passaggi, le numerose deviazioni e i tanti ripensamenti, per capire le associazioni mentali che hanno dato vita alle opere di Mario Milizia.  Impegnato da circa tre anni sulla stessa tematica, Milizia porta avanti due gruppi di lavori, Eyes Wide Open e Maxisequestro, scritti rispettivamente nel 2012 e nel 2013,  che, come testi – supporto hanno come conseguenza le opere d’arte. L’artista ci conduce per una strada non sicura, senza punti fermi e stabili: siamo tutti in balia del caso, ci muoviamo da un’intuizione all’altra, senza sapere dove ci porterà. Sulla prima parete, un video, in cui si alternano immagini, frasi e citazioni contenute all’interno dello stesso testo, è la presentazione e la spiegazione del percorso intrapreso che ha portato alle opere esposte nella stanza successiva.  Ecco infatti, che, andando avanti, appaiono i Tramonti d’Ibiza, sei grandi inchiostri su tela, rappresentanti il progetto primo che aveva sempre voluto realizzare e che tuttavia fu successivo a tutti gli altri.

Mario Milizia, "Tramonti d'Ibiza"

Mario Milizia, “Tramonti d’Ibiza”

Voleva “fare dei quadri con il colore liquido come l’acquerello” e solo dopo aver visto un documentario in tv sugli acquerelli di William Ashcroft dedicati ai tramonti di Londra dopo l’eruzione del Krakatoa, decise di intitolarli Ibiza Sunsets.

I cambiamenti d’umore sono un’altro elemento caratterizzante l’opera dell’artista, così come il perdere tempo è il momento di elaborazione, di ricerca e di scoperta di ciò che lo porterà alla realizzazione delle opere; navigando su Internet ha acquistato in un negozio online cinese le cinque sculture che occupano un angolo della stanza, una organica, due moderniste, una figurativo/astratta, una brutalista e un gatto in vetroresina colorato. L’artista dichiara di essere stato conquistato da una sola in particolare, per la sua insensatezza formale, organica, astratta e informe.

I suoni che accompagnano l’intera mostra, seguono lo stesso flusso di casualità, mescolando stralci di dialoghi conosciuti e rumori che, sommati e uniti, danno vita ad un sottofondo sonoro ambiguo e discordante.

Si prosegue al piano superiore con MAXISEQVESTRO, 93 dipinti ottocenteschi, riprodotti con una tecnica inventata dall’artista, posizionati per terra uno di fianco all’altro, sono la rappresentazione del catalogo dal titolo Catalogo di una collezione di dipinti di varie scuole, specialmente di scuole italiane, pubblicato dall’elemosiniere pontificio don Marcello Massarenti.

Mario Milizia, "Maxisequestro"

Mario Milizia, “Maxisequestro”

Da quello che racconta Milizia, Massarenti doveva essere un trafficante di opere d’arte. Sembra infatti che non possedesse le risorse finanziarie necessarie alla costituzione di una collezione così vasta: è probabile che abbia in tal senso agito come intermediario a copertura dei veri acquirenti. La sua vicenda è spiegata nel secondo video presente in mostra, che, riportando frasi e citazioni del catalogo e da altri scritti di Milizia, chiarisce la storia della collezione.

Un atteggiamento meta-linguistico che serve a far discutere sui codici sociali, storici ed economici tradizionalmente trasmessi dalla produzione artistica; la parola, la storia, l’immagine e le diverse culture; e ancora, la noia, la casualità, la riflessione e la curiosità, il suono, sono gli elementi fondanti un progetto artistico editoriale sulla modernità e sulla falsità che spesso e volentieri è racchiusa in tutto ciò che possediamo e che continuiamo a vivere con grande sentimento.

 

Mario Milizia, Marsèlleria

Via Paullo 12/A, 20135 Milano

Dal 15 maggio al 13 giugno 2014

Arte Recensioni

Leave a Reply