Letizia Battaglia e Gli Invincibili


“Un po‘ di silenzio”. Lo ripete spesso Letizia Battaglia durante il proprio intervento al PAC di Milano, appena un giorno prima di inaugurare la sua personale Gli Invincibili da Nonostante Marras. Si trova all’interno della mostra di Regina Josè Galindo, dove la fotografa italiana è stata invitata per le corrispondenze, tra la sua attività e quella dell’artista guatemalteca, rintracciate dal curatore del PAC Diego Sileo. Entrambe nate in zone di guerra, l’una quella civile in Guatemala, l’altra quella della mafia in Sicilia, hanno deciso di non fuggire, di non rivolgere il loro sguardo altrove, ma di includere quella violenza e quelle morti, nella propria pratica artistica. Parla dell’esposizione in cui si trova Letizia Battaglia e, così, parla di sé: spiega di come talvolta non capisca le pratiche della Galindo, che arrivano a comprendere l’auto-tortura. D’altronde, sottolinea come, dopo trent’anni di fotografia di cronaca, sia arrivata a titubare anche dell’efficacia del proprio ruolo e del proprio modo di comunicare con il pubblico.

Proprio queste titubanze, unite alla sua caparbietà nel non arrendersi, l’hanno portata a smettere di documentare la morte e a cercare nuova speranza. Da questo passaggio nascono le raccolte in mostra nell’atelier milanese di Antonio Marras, Rielaborazioni e, appunto, la finora inedita, Gli Invincibili. La prima, realizzata a partire dal 2004, utilizza vecchi e celebri scatti della Battaglia come sfondi per collages con altre immagini, stavolta di gioia e spensieratezza. Quel tipo di foto che – sottolinea la curatrice Francesca Alfano Miglietti al PAC – probabilmente, la fotografa palermitana avrebbe voluto immortalare durante la propria vita, al posto di omicidi e stragi.10255937-473781912721863-5914398530383713276-n

La seconda, nata nell’ultimo anno, raccoglie una serie di ritratti in bianco e nero – rielaborati tramite la reiterazione dell’immagine e dei suoi particolari – di personaggi celebri della nostra storia antica e recente, mitologici e religiosi. Gli Invincibili sono quelle figure che hanno aiutato la Battaglia a non perdere la speranza. Tra loro l’amico Gabriele Basilico, ma anche Che Guevara, James Joyce e la Venere di Tiziano.

Probabilmente questa non è la migliore mostra della Battaglia che abbiamo visto. Le opere sembrano non voler togliere la scena all’incantevole – e incantato – atelier Marras, accalcandosi tutte nello spazio di poco più che una parete. A livello stilistico, le due serie denotano una voglia dell’artista di sperimentare nuove tecniche della sfera digitale, ma senza grande efficacia. Infine, non ritroviamo niente di quello a cui Letizia Battaglia ci ha abituati negli anni: non c’è lucida documentazione, ma riflessione diretta, ed “etica ed estetica sono un tutt’uno”. La verità è che è cambiato lo scopo dell’artista: la Battaglia regala in queste immagini la parte più profonda di sé, mostra, senza filtri, come tutti gli orrori visti durante una carriera intera, non abbiano scalfito la sua umanità. Quella stessa umanità che, al PAC, lascia il pubblico commosso e senza fiato. “Un po’ di silenzio”.

 

Letizia Battaglia-Gli Invincibili

c/o Circolo Marras, via Cola di Rienzo, 8 Milano

22/3-10/4. Aperto dal martedì al sabato dalle 10 alle 19

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