Franca Ghitti, ultima “Ultima Cena”

Franca Ghitti, "Ultima Cena", (Immagine di Fabio Cattabiani)

Dodici cucchiai, due pagnotte di pane, lance e coppelle posati di fronte un’enorme tela: elementi questi di un’Ultima Cena extra-ordinaria elaborata dall’estro geniale di Franca Ghitti (1932-2012).

Un’opera imponente che trova piena valorizzazione all’interno di un contesto, troppo poco conosciuto, quale è Villa Clerici, Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei. Va sottolineato però che quest’opera non vuole essere portatrice di una semplice religiosità cristiana, ma vera e propria installazione nella quale la sacralità è celebrata non più attraverso la sola passione di Cristo, ma di tutta l’umanità. La stessa storia di quest’opera potrebbe essere vista come una sfida, un rischio del mettersi di nuovo in gioco per essere pronti a entrare nello spazio dell’oggi. L’Ultima Cena infatti, nata nel 1963 come grande dipinto a olio, è stata rivisitata per volere della stessa Ghitti attorno al 2010-11, che vi ha aggiunto diverse sculture. Queste ultime in particolare racchiudono tanto il fascino della materia magicamente piegata dalle mani dell’uomo, come anche il sapore dell’oggetto quotidiano visto da una prospettiva differente. Il risultato è un’installazione nella quale pittura e scultura si fondono, a cavallo tra il visibile e il tangibile, creando uno spazio intriso di mistero.

http://www.francaghitti.it

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Come ci ricorda Ezra Pound, «tutte le età sono contemporanee», un’affermazione che calza a pennello per un’opera nella quale si sovrappongono richiami che vanno dal fatto storico di per sé rappresentato alle icone bizantine, allo stile romanico, ma senza tralasciare la moderna quotidianità. Tempi che si fondono inglobando e lasciando spazio a tematiche del tutto inedite rispetto a un’Ultima Cena, quale ad esempio il valore del lavoro visto come sacrificio quotidiano. In particolare le coppelle delle fucine usate come piatti non possono che richiamare alla mente quest’idea sacrificale del lavoro come fatica, come necessità per poter consumare il pane quotidiano. Una storia della salvezza dalla quale non mancano dolore e violenza e, ancora una volta, l’artista ce lo sottolinea attraverso i chiodi e le lance, forse sintomatici dei suoi ultimi anni di vita. Di certo quest’opera, da molti considerata il capolavoro dell’artista bresciana, amante del silenzio e della sua terra, ci lascia esterrefatti della sua capacità di raggiungere il futuro attraverso il passato continuando a raccontare una storia che, per quanto universale, ci colpisce sempre da vicino.

 

INFOBOX

Dal 20 marzo al 19 luglio 2014

Indirizzo: MUSEO VILLA CLERICI – V. TERRUGGIA 14 – 20162 – MILANO (MI) 
Tel.: 02 6470169 – 02 6470066 | Fax: 02 66103051 

E-mail: galleria@villaclerici.it – info@villaclerici.it

Sito: http://www.museovillaclerici.it/

Arte

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